Pagine

lunedì 1 giugno 2026

Espressino

Espressino, il caffè simbolo della Puglia che si beve caldo e freddo: come si fa e perché è diverso da cappuccino e marocchino di Valentina Tessera Nato nei bar pugliesi fra gli anni Ottanta e Novanta, l’espressino è un piccolo rito identitario della caffetteria barese. Diverso da cappuccino, marocchino e mocaccino, oggi resiste come gesto quotidiano da banco, tra schiuma, cacao appena accennato e proporzioni che fanno discutere quasi quanto il caffè stesso Nella geografia sentimentale dei bar baresi, l’espressino occupa uno spazio ben preciso. Non è un cappuccino «in formato ridotto», né un marocchino rivisitato, ma una preparazione con una propria identità: espresso, latte montato e un equilibrio che, per molti habitué del banco, fa tutta la differenza. Cos’è l’espressino barese Fuori dalla Puglia capita spesso che venga confuso con un marocchino, un mocaccino, oppure un cappuccino «piccolo». Di fatto, al di là dei confini del tacco d’Italia, lo si incontra di rado e quasi mai nella forma «autentica». Servito in tazzina — o, più raramente, in vetro —, l’espressino nasce dall’incontro tra caffè espresso e latte caldo montato. In molti locali viene guarnito con una leggera spolverata di cacao amaro, sfumatura che varia a seconda delle abitudini della casa, e che restituisce la natura di questa preparazione: più «gesto tramandato» che ricetta codificata. Non esiste, infatti, una formula universale: a Bari, ogni caffetteria affina un equilibrio personale tra intensità aromatica della miscela e struttura della schiuma. A fare la differenza sono le proporzioni: l’espressino non deve scivolare verso il cappuccino «in miniatura», né ridursi a una rivisitazione del macchiato. Deve restare compatto, cremoso, «centrato», come direbbero i suoi interpreti. Le differenze con cappuccino, marocchino e mocaccino La confusione nasce facilmente: espresso, latte e cacao sono una base comune a molte preparazioni italiane. Eppure, bastano poche modifiche nel dosaggio e nell’assemblaggio degli ingredienti per ottenere risultati sensibilmente diversi. Il cappuccino è la bevanda più strutturata tra le tre. Servito in tazza grande, si prepara unendo un espresso a una quantità abbondante di latte caldo montato a vapore. La schiuma, soffice e ariosa, è la sua cifra distintiva. Il marocchino, invece, nasce in formato piccolo e, spesso, viene servito nel vetro. La base è un espresso a cui si aggiungono latte montato e cacao amaro, solitamente in stratificazione: prima il caffè, poi una spolverata di cacao, quindi la crema di latte e, talvolta, un’ulteriore finitura in superficie. Il risultato è più «goloso» e visivamente costruito, con il cacao che gioca un ruolo centrale nell’equilibrio complessivo. Il mocaccino si sposta ulteriormente sul versante dolce: parte sempre da un espresso, ma viene arricchito con latte caldo e una componente di cioccolato — in polvere oppure in sciroppo — che lo trasforma in una sorta di dessert liquido. È più denso e zuccherino, mentre la profondità del caffè resta in secondo piano. L’espressino barese, infine, prevede l’aggiunta di una piccola quantità di latte caldo montato — circa 10 ml — sufficiente a smussare il carattere del caffè, senza sovrastarlo. Quest’ultimo resta protagonista, ma acquisisce note più morbide rispetto all’espresso puro. Caldo o freddo? Una distinzione ulteriore è quella tra espressino caldo ed espressino freddo. Il primo rappresenta l’interpretazione «classica»; il secondo, invece, si presta alle temperature estive e si spinge verso una declinazione più indulgente. La preparazione prende sempre avvio dall’espresso, a cui viene incorporato un composto cremoso a base di latte e zucchero, lavorato fino a ottenere una consistenza simile a quella di una crema al caffè. Al palato è liscio e vellutato, con una rotondità più marcata e un profilo complessivamente più delicato. Origini e diffusione Non esiste una data certa, né un’origine ufficiale condivisa che ne fissi la nascita. L’espressino barese si afferma piuttosto per gradi, tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, all’interno dei bar della città e della provincia. Più che una ricetta codificata, sembra il risultato dell’evoluzione naturale della «coffee culture» meridionale: un leggero «aggiustamento» per rendere l’espresso appena più morbido, senza snaturarne l’essenza. Nel tempo, questa consuetudine si è consolidata, fino a diventare presenza stabile nel repertorio quotidiano della caffetteria locale. Dove provarlo A Bari, l’espressino si trova pressoché ovunque, dalle storiche realtà di quartiere ai coffee shop contemporanei. Più che fare riferimento a un indirizzo specifico, vale la pena spingersi alla ricerca dei locali in cui il rito del banco conserva ancora una certa attenzione artigianale. Tra le insegne più citate dagli stessi baresi c’è la «Pasticceria Rex», considerata da molti una delle tappe simboliche per assaggiare un espressino «fatto come si deve». Fuori dalla Puglia, la preparazione che più gli si avvicina è il macchiatone. Nato a Venezia negli anni Novanta, si tratta di una variante del caffè macchiato che prevede una quantità di latte più generosa rispetto a quella utilizzata nella specialità barese e, spesso, anche una spolverata di cacao. L’esito resta comunque distante dal cappuccino, pur risultando più ricco e consistente dell’espressino.

domenica 31 maggio 2026

Negroni

Il Negroni non ammette improvvisazioni, ma esige proporzioni rigorose e uguali. La formula si prepara direttamente in un tumbler basso colmo di ghiaccio: si versano in sequenza geometrica 3 cl di Gin, 3 cl di Bitter Campari e 3 cl di Vermut rosso dolce. Una leggera mescolata con un cucchiaio lungo per amalgamare tutto e una fetta d’arancia fresca completano l'opera.

sabato 30 maggio 2026

Creatina: non è solo per i bodybuilder (e dopo i 65 anni ti stupirà)

Se hai superato i 65 anni, potresti aver associato per lungo tempo il nome della creatina esclusivamente al mondo degli atleti professionisti. Negli ultimi anni la prospettiva medica si è ampliata. Oggi questa sostanza, prodotta naturalmente dal tuo organismo e presente in alimenti come carne e pesce, è considerata un integratore utile per sostenere la salute durante l’invecchiamento. Il motivo principale di questo interesse risiede nella necessità di contrastare la perdita di forza e funzionalità fisica che spesso accompagna il passare degli anni. Proteggere la forza e la massa muscolare Con l’avanzare dell’età il tuo corpo tende a perdere massa muscolare in modo progressivo, fino a sfociare in una vera e propria condizione clinica chiamata sarcopenia. Questa condizione non riguarda solo l’estetica, ma incide direttamente sulla tua capacità di svolgere le attività quotidiane, come salire le scale, sollevare le borse della spesa o alzarti da una sedia senza sforzo. La creatina agisce come una sorta di riserva energetica rapida per le tue cellule muscolari. Aiuta a rigenerare l’adenosina trifosfato (ATP), che è la valuta energetica fondamentale utilizzata dai muscoli per contrarsi. Quando i tuoi livelli di creatina sono ottimali, i muscoli hanno a disposizione più carburante per sostenere sforzi brevi e intensi, permettendoti di mantenere una maggiore autonomia funzionale nel tempo. La sinergia indispensabile con l’esercizio fisico È fondamentale capire che la creatina non è una soluzione magica che agisce restando seduti in poltrona. La sua efficacia massima si esprime quando la abbini a un’attività fisica regolare, in particolare agli esercizi di forza o contro resistenza, come l’uso di pesi leggeri, fasce elastiche o anche semplici esercizi a corpo libero. La ricerca scientifica concorda sul fatto che l’integrazione di creatina potenzia i risultati che otterresti con il solo allenamento. Se decidi di seguire un programma di rinforzo muscolare, questo supporto permette alle tue fibre di rispondere meglio allo stimolo del movimento. In pratica, ti aiuta a ottenere di più dallo sforzo che già compi, rendendo ogni sessione di attività più produttiva per la tua salute muscolare. Benefici estesi alle ossa e alle funzioni cognitive Il raggio d’azione di questa molecola sembra estendersi oltre il tessuto muscolare. Il consenso scientifico evidenzia come una muscolatura più forte, ottenuta tramite l’allenamento, eserciti una trazione benefica sulle ossa, stimolandone la densità e aiutando a prevenire l’osteoporosi. L’uso della creatina supporta questo processo permettendo di eseguire allenamenti più efficaci per il sistema scheletrico. Alcuni dati preliminari suggeriscono che la creatina possa giocare un ruolo anche nel sostenere la salute del cervello. Il tessuto cerebrale è un grande consumatore di energia e un apporto supplementare viene studiato per il mantenimento della lucidità mentale. Le linee guida attuali non raccomandano ancora l’uso della creatina per prevenire il declino cognitivo, poiché le evidenze in questo campo richiedono ulteriori conferme cliniche. Sicurezza e consigli pratici per iniziare Molte persone temono che l’integrazione possa sovraccaricare i reni, ma le linee guida internazionali indicano che la creatina è sicura per la maggior parte degli adulti sani. Se la tua funzionalità renale è nella norma, non ci sono prove che un dosaggio moderato possa causare danni. Il consiglio pratico è di optare per la forma di creatina monoidrato, che è la più studiata e affidabile. Prima di iniziare, parla con il tuo medico di fiducia per verificare che non ci siano controindicazioni specifiche legate alla tua storia clinica o a farmaci che stai assumendo. Una volta ricevuto il via libera, ricorda di accompagnare l’assunzione con un adeguato apporto di acqua durante la giornata, poiché questa sostanza richiama liquidi all’interno delle cellule muscolari, un processo che contribuisce a mantenerle idratate e funzionanti.

giovedì 22 gennaio 2026

Quali sintomi possono predire alcune malattie: 5 insospettabili che dovresti conoscere

Farmaci e terapie Quali sintomi possono predire alcune malattie: 5 insospettabili che dovresti conoscere Quali sono i sintomi da non sottovalutare: dalla perdita di peso involontaria ai flash persistenti negli occhi Angela Leucci 22 gennaio 2026 - 10:54 Quali sintomi possono predire alcune malattie: 5 insospettabili che dovresti conoscere I punti chiave La salute non va mai sottovalutata. È sicuramente più facile tenerla sotto controllo con controlli periodici, ma bisogna prestare attenzione ad alcuni sintomi - i cui effetti o essi stessi - ripetuti nel tempo potrebbero essere spia di una malattia o una condizione che richiede l’aiuto medico. Anche una febbre quindi non va presa sotto gamba, e i sintomi più comuni in tal senso sono stati riuniti in un elenco compilato dalla Mayo Clinic. Perdita di peso Chi cerca di dimagrire lo sa: non è facile perdere il peso guadagnato. E una perdita di peso involontaria, senza cambiamenti nello stile di vita, rapida e inspiegabile è tanto rara quando probabile sintomo di un problema di salute. In molti casi questo problema viene ascritto all’ipertiroidismo, ma si può trattare anche di diabete, depressione, malattie del fegato, cancro. Una possibilità è rappresentata anche da un disturbo che interferisce con l’assorbimento dei nutrienti contenuti nel cibo. Il momento in cui chiedere aiuto è quando si perde oltre il 5% del peso in un periodo che va da 6 mesi a un anno. Febbre Chiaramente non si tratta di qualche linea o di una febbre che scompare entro 72 ore dalla comparsa, ma di febbre persistente o alta, ovvero di almeno 39,5°C. La febbre svolge un ruolo importante nell’organismo, perché è indice di un’infezione in corso, infezione a cui l’organismo sta reagendo. Tuttavia se la febbre non passa, ed è accompagnata da altri sintomi - come tosse e affaticamento o difficoltà respiratorie - è meglio chiedere un consulto medico. Con tutta probabilità il primo passo sarà sottoporsi a un test per il Covid-19, soprattutto se si è tra le persone fragili, tuttavia potrebbe trattarsi di un’infezione più grave, come turbercolosi o una malattia delle vie urinarie. In altri casi potrebbe essere legato all’effetto collaterale di alcuni farmaci. Respiro corto Ci sono situazioni in cui si può sperimentare il fiato corto, situazioni che vanno dal caldo intenso al sovrappeso, fino al tabagismo. A volte, questo sintomo è associato anche agli attacchi di panico. Quando al respiro corto non c’è una spiegazione, potrebbe trattarsi di un male che affligge l’apparato respiratorio o cardiocircolatorio, come broncopneumopatia cronica ostruttiva, bronchite, asma, polmonite o embolia polmonare. È necessario rivolgersi immediatamente al medico. Cancro, quali sono i 4 sintomi "insoliti" da non sottovalutare Irregolarità intestinali Anche le irregolarità intestinali hanno spesso un carattere transitorio, ma quando sono persistenti o comprendono feci nere (escludendo le volte in cui si sono consumati alimenti ricchi di ferro) o sanguinolente, dolore allo stomaco, diarrea e stitichezza persistenti, allora potrebbe trattarsi di un’infezione batterica, virale o parassitaria che ha attaccato l’intestino. Questi sono tuttavia anche i sintomi del cancro al colon e di condizioni come la sindrome dell’intestino irritabile. Flash negli occhi La vita quotidiana di molte persone comporta un certo affaticamento oculare: trascorrere molto tempo davanti allo schermo, può provocare spesso qualche disturbo, ma solitamente è transitorio, tanto che si consiglia di fare dei minuti di pausa periodici per rivolgere lo sguardo a distanza o semplicemente chiudere gli occhi. Può darsi che si tratti di una semplice emicrania, a volte, ma anche in questo caso si parla di disturbi estremamente transitori. Tuttavia flash persistenti sono il sintomo chiaro di un incipiente distacco della retina, per cui occorre rivolgersi immediatamente al medico per non perdere la vista.